Il Bucato Ecologico

Articolo del - in Ultime News

Quando si parla di sapone, siamo tutti abituati, ormai, ad una idea molto semplice: andare al supermercato, e scegliere tra le varie tipologie industriali disponibili. Dunque mettiamo nel carrello questi flaconi di plastica rigida contenente questo strano liquido, lo usiamo e buttiamo il flacone, e così via. E senza accorgercene, abbiamo riempito i nostri secchi della differenziata (quando va bene) di un volume enorme di vuoti di plastica, che ci costringono ad un maggiore lavoro nella gestione della spazzatura domestica (fosse anche solo doverla buttare più spesso). E dopo averla buttata, anche se crediamo che il problema non sia più nostro, tutta quella plastica diventa un peso enorme per i nostri ecosistemi, e siccome anche gli ecosistemi sono casa nostra, alla fine tornano prima o poi ad essere di nuovo un nostro problema.

Ma d’altro canto, come potremmo agire diversamente?

Quando leggiamo una qualsiasi etichetta di un qualsiasi sapone o detersivo, troviamo così tanti componenti chimici, quasi tutti di difficile interpretazione, che ci portano a pensare che quel prodotto possa essere solo frutto di una elaborata produzione chimica ed industriale e che dunque non ci sia altra alternativa che comprarli già pronti.

E così ci dimentichiamo di una cosa: che il sapone è sempre stato un prodotto fatto in casa.

Sembra assurdo, perché ne abbiamo perso memoria, ma le nostre nonne lo facevano, e prima di loro lo facevano le loro madri e le madri delle loro madri. Millenni di autoproduzione, durante i quali nessuno si è mai posto il problema di trasformare quella fondamentale sostanza in un intruglio chimico ed industriale, come invece è diventato nei tempi moderni.
Perché fare il sapone in casa è facile. Lo possono fare tutti con uno sforzo minimo (probabilmente minore che accollarsi sacchetti pieni di flaconi inizialmente pieni e poi gestire gli stessi flaconi vuoti sottoforma di immondizia), lo si può fare a partire da altri rifiuti che altrimenti butteremmo con ulteriore impatto ambientale (ad esempio l’olio di frittura) e lo possiamo fare profumato come e quanto vogliamo.

Insomma, il sapone fatto in casa è buono, sano, profumato, non impatta l’ambiente, non irrita la pelle ed è consapevole: sappiamo noi esattamente cosa c’è dentro.

Per molti può sembrare qualcosa di poco conto, ma è un cambiamento di paradigma di fortissimo impatto. Impatta sensibilmente ed in modo positivo per la nostra economia domestica (meno spazzatura e più risparmio), impatta positivamente sull’ambiente (meno plastica e meno componenti chimici), impatta positivamente nella nostra salute (gli ingredienti per fare un sapone sono solo 3, e sono tutti assolutamente naturali).

Il centro Germogli vuole sposare appieno questa filosofia ed è per questo che domenica 17 novembre verrà organizzato un workshop tutto dedicato alla saponificazione domestica. Insieme a Roberta Stazi, che da anni porta avanti l’educazione alla riscoperta di questa antica tecnica, impareremo i semplici passaggi necessari a produrre dell’ottimo sapone domestico, riciclando oli esausti e profumandolo con buonissimi olii essenziali. E andrete via dal workshop con un pezzo di sapone per testarlo sin da subito.

Appuntamento dunque per domenica 17 novembre, alle ore 16.30 per scoprire come un piccolo gesto può cambiarvi letteralmente la vita.

Per confermare:
https://www.facebook.com/events/411636906176996/